MARIA ASSUNTA AMBROGIO
MARIA TERESA BENEDETTO
Il terremoto-maremoto del 1908
a lazzaro, tra storia e devozione
pagg. 84 € 10.00
1. Il terremoto del 1783 e del 1894
Il terremoto del 1783 fu avvertito in tutta l’Italia Meridionale, dalla Sicilia a Napoli, ma le aree in cui si verificarono i maggiori danni furono quelli della Calabria Ultra (precisamente la fascia tirrenica che va da Reggio Calabria a Maida che fu pressoché devastata) e dello Stretto di Messina, con ingenti danni per le città di Catanzaro, Reggio Calabria e Messina.
In realtà, si trattò di un periodo sismico1 che si protrasse per più di tre mesi nell’area compresa tra la Calabria Meridionale e la Sicilia Orientale e gli scuotimenti con la massima intensità si verificarono nei giorni del 5 e 7 febbraio e dell’1 e del 28 marzo del 1783. La città di Reggio Calabria venne quasi completamente distrutta dalla scossa del 5 febbraio e da quella successiva del giorno.
La notizia del disastroso sisma arrivò a Napoli solo il 14 febbraio, ed il meccanismo dei soccorsi si mise in moto con celerità. Con la nomina di Vicario Generale, venne inviato in Calabria Francesco Pignatelli con l’ordine di portare con sé denari, viveri, medicinali e il personale tecnico da poter direttamente gestire per tutti gli interventi di particolare urgenza; il ruolo di progettazione e direzione dei lavori venne affidato, invece, agli ingegneri Antonio Winspeare e Luigi La Vega.
Il territorio calabrese viene studiato e conosciuto per la prima volta in questa occasione; nessuno fino ad allora si era recato in quest’area (difficile da raggiungere a causa delle scarse ed impraticabili vie di collegamento) se non i viaggiatori stranieri e gli avventurieri ai quali si devono le descrizioni e le rappresentazioni all’interno dei loro quaderni di viaggio.
Il centro urbano di Reggio Calabria fu quasi completamente distrutto perciò, dopo aver provveduto agli interventi di prima necessità (sgombero delle macerie, allestimento dei baraccamenti provvisori), il Pignatelli si occupò anche della redazione del Piano di ricostruzione. Tenendo conto dell’assetto originario della città ancora improntata secondo uno schema di tipo medioevale con cinta muraria di protezione e strade strette e tortuose, il Vicario Generale elaborò una prima ipotesi di progetto che prevedeva la ricostruzione secondo uno schema a maglie regolari con un asse rettilineo predominante, ricavato dalla rettificazione ed ampliamento della vecchia Strada Maestra (attuale Corso Garibaldi). Ma l’idea del Pignatelli prevedeva l’abbattimento di molte preesistenze edilizie, anche di quelle recuperabili, e i reggini non erano assolutamente disposti ad accettare una proposta che avrebbe comportato lo stravolgimento dell’assetto morfologico della città con la conseguenza inevitabile dell’esproprio dei propri beni.
La partenza del Pignatelli da Reggio concluse la prima fase dell’intervento che si può definire di gestione dell’emergenza; in un secondo momento l’incarico di redazione del Progetto di riedificazione venne affidato all’ingegnere Giovan Battista Mori, il quale viene generalmente ricordato come il ricostruttore di Reggio ma in realtà appare come l’esecutore delle ipotesi pianificatorie precedentemente avanzate dal Pignatelli...
2. Il terremoto-maremoto del 1908: l’evento sismico tra Calabria e Sicilia
Circa centoventicinque anni dopo l’evento sismico del 1783, Reggio Calabria venne nuovamente distrutta dal terremoto - maremoto del 28 dicembre 1908. Alle ore 5,21 del mattino di quell’anno, nella piena oscurità, una forte scossa (tra le più potenti della storia italiana e tra le più catastrofiche del XX secolo) del 7° grado della scala Richter10, seguito da altissime e violentissime onde11, devastò le coste calabresi e siciliane.
I paesi maggiormente colpiti12, oltre Reggio e Messina, furono: Pellaro, Lazzaro e Gallico sulle coste calabresi; Briga, Paradiso, Sant’Alessio e Riposto su quelle siciliane.
Gravissimo fu il bilancio delle vittime che, secondo le stime dell’epoca, raggiunse la cifra impressionante di 120.000 morti di cui 80.000 in Sicilia e 40.000 in Calabria. L’elevato numero di decessi è da attribuirsi, oltre ai crolli provocati dal collasso delle abitazioni e agli incendi, anche al fatto che i sopravvissuti al terremoto si erano ammassati sulla riva del mare al fine di cercare riparo, non potendo prevedere il verificarsi del maremoto.
La prima notizia ufficiale del disastro giunse a Roma solo nel pomeriggio dello stesso giorno tramite un telegramma trasmesso dalla Marina di Nicotera poiché qualsiasi tipo di collegamento era stato interrotto. Nella stessa serata, riunito d’urgenza il Consiglio dei Ministri, il presidente Giovanni Giolitti esaminò la situazione emanando di concerto le prime direttive del Governo. Il Comando di Stato Maggiore dell’Esercito diffuse ordini operativi mobilitando gran parte delle unità presenti sul territorio nazionale, mentre il Ministro della Marina fece comunicare alla divisione navale, che si trovava in Sardegna, di cambiare rotta per dirigersi verso i territori disastrati.
Ma già all’alba del giorno 29 giunsero i primi soccorsi: una squadra navale russa, che si trovava presso Augusta, si diresse a tutta forza verso l’area dello Stretto e subito dopo fecero la loro comparsa anche le navi da guerra inglesi. Gli aiuti italiani, invece, arrivarono tardivamente, mentre il Ministro dei Lavori Pubblici Pietro Bertolini ed il Re Vittorio Emanuele III raggiunsero le città colpite il 30 dicembre.
Di fronte alle notizie riportate dai giornali si avviò ben presto una gara di solidarietà: il mondo intero si commosse, capi di Stato e di Governo espressero il loro cordoglio ed inviarono notevoli aiuti anche finanziari; unità da guerra francesi, tedesche, spagnole, greche e di altre nazionalità lasciarono gli ormeggi per mettere a disposizione anche i propri equipaggi.
In tutta Italia, oltre agli interventi organizzati dalla Croce Rossa e dall’Ordine dei Cavalieri di Malta, si attivarono squadre di volontari composte da medici, ingegneri, tecnici, operai, sacerdoti ed insegnanti per portare, malgrado le difficoltà di trasferimento, il loro fattivo sostegno alle popolazioni terremotate.
Anche in questa occasione vennero inviati sul luogo della catastrofe dei tecnici con il compito di analizzare e quantificare i danni materiali. Dall’osservazione diretta del patrimonio architettonico, che riguardò non solo il tipo di materiale ma anche le tecniche costruttive utilizzate, risultò evidente e sconcertante come la maggior parte degli edifici ricostruiti in seguito al terremoto del 1783 non rispondevano “a nessuna delle regole più elementari di una edilizia antisismica”...
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