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LORENZA
HELLMANN
Yssenia
pagg.115 € 18.00
Era l’anno 255
a.c., ma nessuno lo sapeva. Era la fine di marzo, Yssenia
si svegliò al richiamo di Xantia, la sua nutrice, e
sorrise al fruscio della risacca e della brezza del mare,
tra veglia e sonno. Dall’apertura sul portico, antistante
la camera, arrivava il chiarore dell’alba. Si stiracchiò
un po’, poi finalmente desta, esclamò: «Ma
è troppo presto!»
Xantia si avvicinò con un vassoio di latte e, scostando
il drappo, prese per mano Yssenia facendola sedere sul letto.
«Non ricordi che oggi è il giorno della partenza?
Vai incontro al tuo destino».
Yssenia la guardò un po’ sgomenta, non capiva
perché suo padre avesse così anticipato gli
eventi. Yssenia aveva quattordici anni compiuti il mese di
settembre dell’anno precedente, e il suo matrimonio
era stato programmato per il quindicesimo anno. |
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Invece, improvvisamente, da qualche
mese tutto era stato affrettato. Suo padre Barete, re di Micerte,
un territorio a Est della Macedonia (in realtà Tracia)
era minacciato dal prepotente vicino Mapesto, il quale aiutato
da una fazione interna di Micerte, preparava una invasione.
Barete aveva chiesto aiuto ai vicini macedoni, ma la guerra
contro le città greche intrapresa dal re Antigono, impedì
una decisione in favore dell’intervento e Barete si trovò
solo a temere la prepotenza di Mapesto.
La vita di Barete era stata difficile, aveva ereditato dai genitori
greci il reame composto da alcune isole dell’Egeo e il
territorio di Micerte in Tracia. Poiché un devastante
terremoto aveva distrutto le città sulle isole Egee,
egli si era ritirato a Micerte coi sudditi sopravvissuti.
Nell’imminenza di una guerra, Barete volle quindi tutelare
il più possibile l’avvenire dei figli. Ne aveva
tre, due maschi, Alesi ed Eudone, e una femmina Yssenia. Volle
tenere presso di sé Alesi il maggiore di diciotto anni,
quale erede al trono che avrebbe dovuto combattere a fianco
del padre e del suo popolo. Ma Barete progettò di inviare
la figlia, promessa sposa, al figlio del re Darico, sull’altra
sponda del mare Egeo, con un anno di anticipo sulle nozze stabilite.
Il fratello minore Eudone l’avrebbe accompagnata trattenendosi
presso il re Darico quale rappresentante e ambasciatore di re
Barete, nonché capo della guardia del corpo della sorella.
Ella portava in dote le sue isole che, prospicienti il regno
di Barete, erano anche a mezza distanza dal regno di Darico;
una dote molto gradita perché assicurava un baluardo
di controllo di tutta la zona costiera. Inoltre, in aggiunta
al ricco corredo, ella recava in dote gioielli e oro in grande
quantità. E il fratello, a garanzia del suo mantenimento
nel regno di Darico, portava in salvo parte del tesoro di Barete.
Tutto era stato concordato con Darico e oggi Barete vedeva la
nave salpare con il suo carico prezioso di affetti e di oro.
Aveva scelto l’equipaggio più idoneo per capacipà
e fedeltà. La rotta da seguire era un po’ lunga,
ma più al riparo da vedette del minaccioso Mapesto.
Prima di partire Yssenia volle salutare il suo albero preferito
che si ergeva solitario nella radura, al confine con il recinto
della doma dei cavalli, dove lei si recava con suo padre.
Come tutti i principi di quei tempi, il re Barete era un abile
domatore di cavalli (così era stato Filippo re di Macedonia
e suo figlio Alessandro Magno).
L’albero, un ulivo, era là maestoso con le grandi
braccia protese quasi a sfidare gli Dei. Zeus un giorno lo colpì
lanciandogli un fulmine e squassandolo. Ma l’albero trattenne
il grande ramo ferito, chinandolo verso terra a formare un arco
sopra il quale sedeva Yssenia quando andava a confidargli i
suoi pensieri e gli chiedeva: “Perché noi facciamo
tanta fatica ad adornarci di colori, mentre le piante e i fiori
e i pesciolini così naturalmente sono tinti di festosi
smalti? Gli uomini invece o sono bianchi, o scuri, o addirittura
neri, solo gli occhi e i capelli cambiano un po’. Ho visto
un pescetto bianco e rosso e con le pinne gialle, vorrei essere
così - Tu che ne pensi?”
L’albero sussurrava con le fronde al vento: “Ti
capisco, ma dove andresti tutta sola nel mare infinito? La libertà
è bella ma spesso pericolosa.”
Così si confidava Yssenia, da bambina, con il suo albero
e adesso che era costretta a lasciarlo, calde lacrime spuntarono
dai suoi occhi all’idea di non rivederlo mai più.
Quando Yssenia, accompagnata da Xantia, scese al molo per imbarcarsi,
il padre e i fratelli erano ad attenderla, attorniati dalla
guardia di palazzo. Il padre la guardò intensamente,
quasi volesse infonderle tutta la sua forza e il coraggio necessario
ad affrontare la vita, poi l’abbracciò dicendole:
«Tutto è stato progettato per il tuo bene, e che
gli Dei ci concedano di rivederci presto». Il fratello
Alesi la strinse a se teneramente dicendo: «A presto sorellina».
Poi l’altro fratello Eudone la prese per mano e insieme
salirono sulla nave seguiti da Xantia. |
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